Articolo 004 – Rivisto da Max
- Assecondare sempre il volere degli altri ti ha stufata?!
- Tutte le volte in cui ti ritrovi a pronunciare un “no”, dentro di te nasce uno strano senso di colpa?!
- Vorresti urlare al mondo intero di smetterla di starti addosso perché anche tu hai una vita da vivere?!
Se hai collezionato uno o più “sì” a queste domande, questo approfondimento fa al caso tuo!
I risvolti di dire di “NO”
Partiamo subito da una considerazione di grande valore: dire qualche “no” agli altri (o ad altro) ti aiuta a dire un maggior numero di “sì” a te stessa. Ci hai mai fatto caso?!
Innanzitutto, chiariamo chi sono questi “altri” o questo “altro” ai quali vogliamo o sentiamo il bisogno di dire “NO”.
Possono essere persone che ci chiedono di fare qualcosa che non abbiamo alcuna intenzione di fare o incombenze che ci piovono improvvisamente tra capo e collo scombinando i nostri piani. Possono essere l’autorità o, più genericamente, chi approfitta di noi, del nostro tempo e della nostra bontà d’animo.
Qualunque sia la persona o il fattore chiamato in causa, per alcune persone dire di “no” può risultare molto difficile, sia per un discorso di educazione ricevuta sia per via della paura e del senso di colpa che spesso e volentieri giocano brutti scherzi!
Il risultato?! Ci ritroviamo sommerse di cose da fare che magari neanche ci piacciono o, peggio ancora, circondate di persone noiose con le quali non abbiamo davvero nulla da condividere. Perchè accade tutto questo? Perchè non abbiamo saputo dire “no” quando era il momento!
Spesso la paura e/o il senso di colpa nel dire “no” nascondono importanti risvolti. Ecco i più frequenti:
- “Se gli dicessi di no, non mi amerebbe più come prima”.
- “Se rifiutassi il loro invito in montagna, mi escluderebbero dal gruppo e troverebbero qualcuno con cui rimpiazzarmi”.
- “Se dicessi di no, cambierebbero opinione su di me”.
- “Se non accettassi di fare straordinari, il mio capo penserebbe che sono una scansafatiche e non mi darebbe mai quella promozione che rincorro da anni”.
Senso di colpa ed educazione ricevuta
Molti figli, ormai diventati adulti, vivono la loro vita come farebbero (o come avrebbero fatto) i propri genitori: dicono “sì” quando pensano che i propri genitori avrebbero detto la stessa cosa e dicono “no” quando anche i genitori, a parer loro, avrebbero rifiutato. Molti hanno mantenuto anche da adulti la tendenza ad adattarsi alle situazioni, lamentandosi poi di ritrovarsi periodicamente in circostanze che non fanno per loro.
Molte persone sono invece cresciute a suon di: «Guai a te se ti azzardi a dire “NO”! Ci faresti fare brutta figura!» o ancora: «Non dire “NO” perché è da egoisti».
Ricevere questo tipo di educazione (oltre ad importanti risvolti psicologici) porta, da un lato, ad una perdita progressiva della propria libertà (pur di non dare un dispiacere, metto da parte quello che desidero per compiacere chi mi sta intorno) e dall’altro, ad un eccesso di disponibilità nei confronti degli altri che, strada facendo, può tradursi in vero e proprio sacrificio che finisce per sottrarre, controvoglia, buona parte del tempo e delle risorse a disposizione della persona.
Pronunciare alcuni “NO” non significa essere egoiste, insensibili o maleducate: significa esser capaci di porre dei limiti equilibrati alle richieste e alle pretese avanzate da altri.
L’abitudine di dire sempre “sì” è spesso disfunzionale perché ci porta ad essere eccessivamente accondiscendenti verso gli altri, mettendo in secondo piano quello che noi desideriamo veramente.
Quando un “NO” crea separazione
A chi piacerebbe sentirsi dire di “no”?
- Ti andrebbe di venire a cena con me? “NO!”
- Mi aiuteresti con quella cosa? “NO!”
- Ti andrebbe di vedere quel film? “NO!”
Un “NO” ben marcato di solito “chiude” il dialogo.
In alcuni casi, “rifiutare” qualcosa con un “NO” secco e deciso è mal visto. In altri, invece, è percepito come un vero e proprio affronto. Per tante persone dire di “NO” equivale ad essere egoisti. Per altre è sinonimo di maleducazione e di vera e propria cattiveria.
In tutti questi casi pronunciare un “NO” o sentirsi dire un “NO” crea una barriera, un muro, un distacco tra gli interlocutori che proseguono la comunicazione con un atteggiamento “chiuso” e poco proficuo.
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Alcuni suggerimenti per dire di “no” e ridurre il senso di colpa
Cosa puoi fare in questi casi?
– Quando esprimi il tuo dissenso, non dire un brusco “NO”. Impegnati nel motivare con tranquillità le ragioni della tua scelta, avendo cura di offrire un’alternativa al tuo interlocutore. Agire in questo modo ti aiuterà a ridurre il senso di colpa e, dall’altra parte, la tua risposta non verrà percepita come un mero rifiuto.
– Ricorda che non c’è scritto da nessuna parte che devi dare una risposta immediata a chi ti chiede qualcosa. Prenditi il tempo necessario e rifletti su cosa comporterebbe dire “sì” a quella richiesta. Chiediti quali sono i pro e i contro e quanto tempo e quante energie questo “sì” porterebbe via alle tue priorità.
– Allenati a dire “NO” partendo dalle piccole cose per poi metterti alla prova in situazioni più impegnative.
Dicendo più “SÌ” a te stessa, aumenterai motivazione e autostima e la tua vita ne trarrà beneficio!
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Articolo redatto in esclusiva per il progetto Voglio Essere Me.
Dr.ssa Margherita Aina – Coach Professionista e Formatrice. Ti aiuto a raggiungere traguardi sfidanti per la tua crescita personale e per il successo della tua attività.

